Salvini contro la legge Basaglia, scoppia la polemica

Lo scorso 1° luglio, il Ministro Matteo Salvini ha pubblicato un tweet che ha messo in allarme tutto il mondo della disabilità: “Noi stiamo lavorando per un’Italia più buona. Penso all’assurda riforma che ha lasciato nella miseria migliaia di famiglie con parenti malati psichiatrici”.

 

CoorDown  – Coordinamento Nazionale delle Associazioni delle persone con sindrome di Down – si unisce al coro di preoccupazione e di sdegno che è circolato nei media e chiede al Ministro di chiarire a quale “assurda riforma” si riferisca. Se si riferisce, come i più hanno inteso, alla Legge Basaglia è un chiaro segnale degli indirizzi politici che l’attuale Governo intende mettere in campo sull’argomento.

 

CoorDown intende prendere posizione su quello che sembra essere un attacco alla riforma attuata dalla legge n.180/1978 , definita dal Ministro “causa di miseria” per le famiglie.

 

La legge Basaglia fu una legge rivoluzionaria che consentì di chiudere definitivamente i manicomi, veri e propri lager per i malati psichiatrici e non solo, ridando dignità e diritti a tantissime persone. Fu il punto di partenza per l’abbattimento dei pregiudizi, per l’inclusione di persone con disabilità intellettiva e per il loro pieno inserimento nella società, una rivoluzione culturale prima ancora che sociale. Con la chiusura dei manicomi, le cure dei pazienti psichiatrici sono state garantite negli anni dai servizi territoriali (secondo la Società Italiana di Psichiatria ogni anno circa 800mila italiani ricevono assistenza nei Dipartimenti di salute mentale).

 

Quelle che mancano sono le risorse, ed è qui che è ci aspettiamo che il Governo ponga la sua attenzione, garantendo alle Regioni e ai Comuni maggiori risorse per la presa in carico territoriale, perché le persone con disabilità intellettive e le loro famiglie non possono essere lasciate sole ad affrontare i problemi.

 

«La nostra associazione vigilerà attentamente – commenta Antonella Falugiani, Presidente di CoorDown –  affinché i diritti acquisiti non vengano messi in discussione».

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