Inclusione scolastica, il commento di CoorDown alle parole del Premier Giuseppe Conte

CoorDown ha accolto con grande soddisfazione le dichiarazioni pronunciate dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, dopo l’approvazione del decreto correttivo del d.lgs.n.66 del 2017 sull’inclusione scolastica degli alunni con disabilità.

 

CoorDown, con le  sue rappresentanze, ha partecipato a tutte le fasi della revisione portando il suo contributo  e battendosi per una reale inclusione. Ancora oggi, infatti, non si sono realizzati i presupposti istituzionali che la L.104/92 aveva sancito con estrema chiarezza. Pur apprezzando le intenzioni  espresse dal Presidente ci teniamo a far presente che purtroppo l’inclusione per molti è una parola del vocabolario e basta, perché sono rari i casi in cui concretamente si realizza.

 

Pretendiamo oggi che si parli di  formazione e non specializzazione, di gruppi classe che cooperano per sviluppare progetti di ricerca e studio e non di aule speciali per ragazzi in difficoltà (di sostegno); un diritto  all’istruzione che contempli l’ottenere non certo un “attestato di frequenza”, ma un riconoscimento, ovvero un diploma che riconosca i meriti o crediti acquisiti e ne disegni un profilo professionale, in linea con l’indirizzo scelto e  con le competenze, gli apprendimenti conquistati. Un diploma che si può ottenere se, innanzitutto, si orienta ad una scelta adeguata fin dalla scuola secondaria di primo grado, ma, soprattutto, se gli insegnanti sanno conformare gli obiettivi di ciascuna materia alle possibilità di assimilazione di ogni allievo, senza escludere ma utilizzando strategie e modalità didattiche diversificate e prove equipollenti.

 

Coordown ribadisce che non esiste una pedagogia speciale, ma un’educazione all’inclusione per tutti, soprattutto per il corpo insegnante. Inclusione infatti non significa “includere” come dal latino “chiudere dentro” ma stare dentro a una comunità, esserne parte attiva, partecipativa, dunque non solo essere accettato, accolto ma inglobato. Ciò non sembra possibile, anzi troppo spesso incontriamo situazioni in contrasto con questo termine, se non addirittura contrari: esclusione, espulsione, separazione, sostegno per una “metaforica” forbice che, dalla scuola dell’infanzia alle scuole secondarie, si apre a tal punto da tagliare pregiudizialmente ogni opportunità di appartenenza, soprattutto a chi viene certificato con una disabilità intellettiva. Il debellare la cultura della separazione e dei concetti di diversità e/o impossibilità continuerà ad essere la nostra battaglia culturale, sociale ed istituzionale per qualsiasi sistema di governo che voglia manipolare ciò che ha sancito la legge 104. Una legge che ci rende in Europa e nel mondo unici, capaci di riconoscere (almeno nella scuola) la persona e i suoi diritti al di là della condizione psicofisica e sociale in cui si trova.

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